Cosa Interessa alle Persone e Perché Mettono Like, Postano, Condividono e Commentano
Perché usiamo i social: i punti chiave
- Pubblichiamo per costruire l'immagine di noi stessi. Online abbiamo il tempo di calibrare ogni intervento, cosa impossibile in una conversazione dal vivo: è il meccanismo che gli psicologi chiamano auto-presentazione.
- Condividiamo soprattutto per mantenere i legami. Il motivo principale dichiarato non è informare, ma restare in contatto con le persone a cui teniamo.
- I commenti valgono più per chi legge che per chi risponde. Le opinioni altrui, comprese quelle negative espresse con educazione, modificano la percezione di un marchio in tutti coloro che le leggono.
Quali sono le ragioni psicologiche che ci spingono a pubblicare contenuti sui social network? Perché proviamo soddisfazione nel commentare, mettere mi piace e condividere i post altrui? Scopriamo insieme cosa si nasconde dietro tutte queste "azioni social".
SOMMARIO
Perché pubblichiamo sui social network
Non è un mistero che ci piaccia parlare di noi stessi. Nelle conversazioni dal vivo una quota consistente di ciò che diciamo riguarda noi stessi, e sui social network questa proporzione cresce ulteriormente.
Come mai? Il confronto faccia a faccia risulta più spiazzante e coinvolge emotivamente in modo più intenso: non abbiamo il tempo di riflettere su cosa dire, dobbiamo cogliere le espressioni facciali e decifrare il linguaggio corporeo.
Sul web, invece, abbiamo modo di costruire e affinare con calma ogni nostro intervento. È quella che gli psicologi definiscono auto-presentazione: mostrarsi nel modo in cui desideriamo essere percepiti.
La sensazione generata dall'auto-presentazione è talmente gratificante che gli studi hanno rilevato un effetto positivo sull'autostima nel semplice atto di guardare il proprio profilo social.
Un altro aspetto rilevante per chi fa marketing è che la modalità principale attraverso cui lavoriamo sulla nostra auto-presentazione riguarda gli oggetti: acquistare cose e possedere beni che rappresentano la nostra identità.
Pensa all'abbigliamento, alla musica che ascolti, al marchio del computer o dello smartphone che hai davanti in questo momento.
L'intensità emotiva che le persone provano verso i loro brand preferiti è sorprendente: alcuni esperimenti hanno rilevato risposte fisiologiche di fronte al logo di un marchio molto amato paragonabili a quelle suscitate dall'immagine di una persona cara.
Gli oggetti, e di conseguenza i brand, costituiscono una parte della nostra identità. Le aziende dovrebbero quindi investire con impegno sulle motivazioni ispirazionali legate al proprio marchio e alla web reputation, elementi con cui i clienti possano identificarsi.
Perché condividiamo sui social media
Se amiamo così tanto parlare di noi, perché dovremmo condividere contenuti altrui?
Trasmettere informazioni ad altri rappresenta un impulso spontaneo. Il semplice pensiero di condividere qualcosa attiva i centri di ricompensa cerebrali, ancora prima che l'azione avvenga.
Auto-presentazione e consolidamento dei legami
Innanzitutto, condividere rimanda alla nostra immagine personale: una parte consistente delle persone dichiara di condividere per trasmettere agli altri una percezione più chiara di chi sono e di cosa le appassiona.
Ma il motivo principale della condivisione riguarda i rapporti interpersonali: la maggioranza afferma di farlo perché aiuta a mantenere i contatti con gli altri.
Le ricerche hanno evidenziato che i migliori indicatori predittivi di idee contagiose, a livello cerebrale, sono legati alle aree che si focalizzano sui pensieri altrui.
Ciò implica che i contenuti pensati per i social media non devono necessariamente rivolgersi a un pubblico vasto o generico, ma colpire nel segno una singola persona ben definita.
E quando condividiamo il tipo giusto di contenuto guadagniamo una sorta di valuta sociale: il nostro valore percepito cresce. Molte persone dichiarano di provare una sensazione migliore verso se stesse quando ricevono reazioni positive a ciò che pubblicano.

Perché mettiamo like su Facebook e reazioni simili sugli altri social
Lo facciamo perché desideriamo preservare le relazioni. Quando apprezziamo i post altrui, arricchiamo il legame e ne rafforziamo la vicinanza.
Generiamo così anche un effetto di reciprocità. Ci sentiamo quasi obbligati a ricambiare chi ci ha concesso un like su Facebook o simile, anche se si tratta di un gesto minimo.
La forza di questo meccanismo è nota da decenni negli studi sul comportamento: perfino un gesto cortese ricevuto da uno sconosciuto genera in una quota rilevante di persone il bisogno di ricambiare.
Consideriamo anche la reciprocità su Instagram, dove ricevere un tag o un messaggio privato genera la sensazione di doverne inviare uno a propria volta. E ogni volta che riceviamo qualcosa di simile sul nostro profilo tenderemo probabilmente a ricambiare in qualche modo, magari iscrivendoci a una newsletter.
Perché commentiamo sui social
Gran parte degli esperti di marketing ritiene che le conversazioni con i clienti siano di importanza cruciale, e che interagire il più possibile rappresenti la strategia vincente nel lungo periodo.
Risulta quindi sorprendente scoprire che i clienti non condividono del tutto questa percezione. Le indagini sul rapporto tra consumatori e marchi mostrano che solo una minoranza dichiara di avere un legame con un brand, e che tra questi pochissimi indicano le frequenti interazioni come motivo della relazione.
I consumatori indicano invece i valori condivisi come fattore molto più determinante per instaurare una relazione, rispetto alla quantità di interazioni con un marchio.
Questo non significa che i commenti siano privi di efficacia. Al contrario, possono rivelarsi straordinariamente potenti: esiste un fenomeno chiamato realtà condivisa, secondo cui la nostra esperienza di qualcosa è influenzata dal se e dal come la condividiamo con altri.
La maggior parte di noi afferma che leggere le opinioni altrui su un argomento aiuta a comprendere ed elaborare meglio informazioni ed eventi.
Ciò significa che i commenti hanno la capacità di modificare le opinioni, e la ricerca scientifica conferma questo dato.

Uno studio condotto sui siti di notizie ha rilevato che i commenti che si limitano ad attaccare l'autore, senza fornire alcun dato concreto, bastano a modificare la percezione di un argomento da parte di chi legge. Al contrario, i giudizi espressi con educazione, anche quando negativi, fanno percepire un marchio come più onesto e affidabile: in alcune rilevazioni le persone si sono dimostrate disposte a spendere di più per un prodotto in presenza di recensioni negative ma cortesi, rispetto a quando le recensioni negative venivano semplicemente eliminate.
In sintesi, qualsiasi commento su di te, presente ovunque online, rappresenta per un consumatore uno specchio del tipo di azienda che sei. Non si tratta di logica pura, ma è così che funziona il nostro cervello.
Ciò comporta che essere attivamente presenti nella sezione commenti del tuo blog e nelle recensioni dei clienti risulti fondamentale, non tanto per la singola persona a cui rispondi, quanto per tutti coloro che partecipano alla realtà condivisa di commenti e recensioni. Se vuoi rafforzare la presenza della tua attività su questo fronte, scopri i nostri servizi per Facebook.
FAQ - Domande frequenti
Conviene rispondere anche ai commenti negativi? +
Sì, e conviene farlo pubblicamente. La risposta non serve a convincere chi ha scritto, che spesso ha già deciso, ma a mostrare a tutti gli altri come l'azienda affronta un problema. Un reclamo gestito con calma e concretezza vale più di dieci commenti entusiastici, perché è la situazione in cui il lettore immagina se stesso.
È vero che cancellare le recensioni negative peggiora la situazione? +
Nella maggior parte dei casi sì. Una pagina con solo giudizi entusiastici viene percepita come poco credibile, mentre qualche opinione critica accanto a molte positive rende l'insieme più attendibile. Cancellare inoltre non fa sparire il malcontento: lo sposta altrove, dove non potete rispondere. L'eccezione riguarda insulti e contenuti diffamatori, che vanno segnalati e rimossi.
Se contano più i valori condivisi delle interazioni, ha senso presidiare i social ogni giorno? +
Ha senso, ma cambia l'obiettivo. Interagire molto non costruisce da solo un legame con il marchio; serve invece a rendere visibile e riconoscibile ciò in cui l'azienda crede, che è la cosa su cui le persone si legano davvero. Presenza costante come strumento, non come fine: pubblicare tutti i giorni senza avere niente da dire produce rumore, non relazione.
Come si scrive un contenuto che le persone vogliano condividere? +
Chiedendosi cosa dice di chi lo condivide. Le persone diffondono ciò che le rappresenta o che rafforza un legame con qualcuno, quindi un contenuto funziona quando permette a chi lo passa di dire qualcosa su di sé. Scrivere pensando a una persona precisa, invece che a un pubblico generico, è il modo più affidabile per ottenere questo effetto.
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